“Un’altra breccia nel muro”

Lo spettacolo verte sulla “trasformabilità” degli elementi espressivi ed emotivi, resa attraverso la musica, il movimento, le immagini e i 4 elementi: terra, aria, acqua, fuoco. Semplici scatole saranno inizialmente usate come tamburi e poi come mattoni con cui verranno costruite le sbarre di una prigione e un muro.
Non si sa chi stia dentro e chi fuori, chi al di qua e chi al di là, se la Compagnia o il pubblico. Ciascuno di noi è contemporaneamente prigioniero e libero, abile e disabile, uguale e diverso.
Il muro stesso può essere elemento di separazione, confine, appoggio; può essere dipinto, abbattuto, costruito. “Mura” è anche il cavo che tiene salda la vela delle imbarcazioni in modo tale che resista ai colpi di vento. E dunque il muro diventerà vela di una imbarcazione immaginaria, e rappresenterà la “resilienza”, ovvero la capacità di “resistere” e di trasformare i limiti in opportunità di “movimento in avanti” e di crescita per sé e per chi ci sta intorno.
Per finire una danza in cerchio in onore di Efesto, il dio Vulcano scaraventato giù dall’Olimpo dalla madre (in quanto nato storpio e deforme) e poi divenuto un artigiano talmente abile e creativo da far innamorare di sé le dee più belle. Simbolo della possibilità, a partire da un limite fisico e/o da una ferita emotiva, di trovare dentro di sé la forza per lavorare alla loro trasformazione liberandone bellezza ed espressività.

Intervista a Sabina Bianchi su teatro.org